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Entrava anche se ero nuda

© Fornito da Il Giornale Online SRL twitter

”Il ct diceva lascia la porta aperta. E se ero svestita entrava lo stesso” Maila Andreotti è la prima atleta a rompere il muro del silenzio sulle presunte molestie avvenute nella nazionale femminile di ciclismo.

Arrivano novità sconvolgenti dopo l’apertura del fascicolo contro ignoti sul #MeToo azzurro nato in seguito all’inchiesta de Il Giornale, che ha di fatto portato in Italia la questione sulle molestie fisiche e psicologiche nel mondo del ciclismo femminile, esplosa lo scorso agosto in Belgio e in Olanda.

Ha conquistato 20 titoli italiani su pista, ma a un passo dalle Olimpiadi di Tokyo Maila Andreotti, 25 anni, abbandona tutto per ritirarsi dopo 17 anni di attività. Dopo essere stata sentita dalla Procura Federale, l’ex cliclista intervistata dal Corriere della Sera rompe il silenzio: ”Maggio 2012, avevo 16 anni. Ai pre campionati europei juniores e under 23 in Portogallo c’erano nuovi tecnici e massaggiatori. Ebbi la sensazione che Dino Salvoldi (il commissario tecnico della nazionale) trattasse le ragazze in modo diverso. Con me era professionale, con qualcuna molto più aperto”.

Tutto ebbe inizio così: ”Il marcio l’ho visto la prima volta che ho incontrato un certo massaggiatore. Mi faceva domande strane, faceva battute un po’ spinte, entrava nella mia camera senza bussareemi diceva ‘spogliati’ prima dei massaggi. Lui stava a guardarmi mentre mi spogliavo. Mi sono sentita a disagio. A quel punto mi sono lamentata con il mio allenatore dicendo che volevo l’altro massaggiatore. Finita la trasferta in Portogallo, mi è stato fatto sapere che avrei dovuto farmi andare bene anche le cose che non andavano. Sono stata lasciata a casa dalla nazionale per due anni”.

Punta il dito contro Salvoldi: ”Era l’unico a non voler investire sulla mia specialità e su di me. Diceva: ‘Lascia la porta della camera aperta’. E lui entrava in qualsiasi momento, che tu fossi vestita o no”. Sulle presunte relazione del tecnico con alcune cicliste: ”Io fisicamente da Salvoldi non sono mai stata molestata. Le ragazze che hanno avuto rapporti con lui erano tutte consenzienti. Io sollevo la questione psicologica, non fisica. Chiunque può innamorarsi, non è questo il problema. Lo diventa quando cominci a favorire chi è legata a te. Ha fatto di tutto per portarmi alla decisione di lasciare il ciclismo. Avevo deciso prima che scoppiasse questo putiferio”.

Fonti interne parlano di testimonianza dell’Andreotti resa in un’atmosfera tesissima come lei stessa rivela: ”Tutto si è svolto molto sbrigativamente e in un clima che non ho percepito a me favorevole. Avrei voluto parlare di bullismo e di violenza psicologica”. Intanto la Procura generale del Coni, preoccupatissima per la vicenda, è pronta ad avocare a sé l’inchiesta in caso di archiviazione frettolosa. In ballo c’è la reputazione di tutto il ciclismo italiano.

La procura FIGC chiede la retrocessione del Teramo in serie D con 20 punti di penalizzazione

Retrocessione all’ultimo posto in classifica dell’ultimo campionato di Lega Pro e 20 punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato di Serie D per il Teramo, inibizione di 5 anni più richiesta di preclusione per il presidente Luciano Campitelli accusato di responsabilità diretta. E’ la richiesta del procuratore aggiunto della Figc, Gioacchino Tornatore, nella requisitoria del processo relativo alla presunta combine di Savona-Teramo del 2 maggio scorso (partita vinta dagli abruzzesi per 2-0 con conseguente prima, storica promozione in serie B). Per il Savona, retrocessione all’ultimo posto in classifica dell’ultimo campionato di Lega Pro, 10 punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato di Serie D e 30mila euro di ammenda, oltre all’inibizione di 5 anni più richiesta di preclusione al presidente Aldo Dellepiane, anch’esso accusato di responsabilità diretta. Per quanto riguarda le altre richieste della procura federale, inibizione di 4 anni e 6 mesi e 70mila euro di ammenda per l’ex dirigente del Savona, Marco Barghigiani; squalifica di 6 mesi e 30mila euro di ammenda per il calciatore del Savona, Marco Cabeccia; inibizione di 6 mesi e 30mila euro di ammenda per l’ex consulente del Savona, Enrico Ceniccola; inibizione di 4 anni e 6 mesi e 70mila euro di ammenda per il ds del Teramo, Marcello Di Giuseppe; squalifica di 2 anni e 3 mesi e 40mila euro di ammenda per l’allenatore Fabio Di Lauro; 4 anni e 10 mesi e 85mila euro di multa di inibizione per l’ex ds dell’Aquila, Enrico Di Nicola; squalifica di 3 anni e 6 mesi e 60mila euro di ammenda per il calciatore del Savona, Davide Matteini; inibizione di 4 anni e 6 mesi e 70mila euro di ammenda per il dirigente. Giuliano Pesce. Quanto all’ex tecnico di Savona Barletta, Ninni Corda, la procura federale riconosce le sue ammissioni e la fattiva collaborazione e in virtù dell’articolo 24 chiede la squalifica di un anno e 3 mesi. Per quanto riguarda, infine, i club dei tesserati deferiti, la procura federale ha chiesto un punto di penalizzazione da scontarsi nel prossimo campionato per Barletta, L’Aquila (più 40mila euro di multa) e Luparense San Paolo.

Pulvirenti confessa, ho comprato cinque partite per non far retrocedere il Catania

Il presidente del Catania Nino Pulvirenti, ha ammesso davanti al gip di Catania nel suo interrogatorio di garanzia, di aver comprato 5 partite del campionato di serie B per evitare la retrocessione della squadra in Lega Pro. Pulvirenti ha detto di aver pagato 100.000 euro per ciascuna delle partite truccate, ma ha negato di aver mai scommesso sulle gare combinate. La bufera si era abbattuta sulla società siciliana la settimana scorsa. La Digos aveva notificato ordinanze di custodia cautelare e posto agli arresti domiciliari oltre a Pulvirenti anche l’amministratore delegato Pablo Cosentino e l’ex direttore sportivo Daniele Delli Carri, con l’accusa di truffa e frode sportiva. Oltre ai vertici della società, la procura di Catania contesta gli stessi reati anche a due procuratori sportivi, Pietro Di Luzio, e Fernando Arbotti, e a due gestori di scommesse on line, Giovanni Impellizeri e Fabrizio Di Luzio. A rendere nota l’ammissione del presidente Pulvirenti è stato il procuratore di Catania, Giovanni Salvi. Questa mattina l’amministratore delegato del Catania Calcio, Pablo Cosentino, è stato il primo degli arrestati a comparire davanti al gip Fabio Di Giacomo per l’interrogatorio di garanzia. Dopo Nino Pulvirenti davanti al gip è comparso Gianluca Impellizzeri, ritenuto dalla Procura il «finanziatore» delle mazzette usate per corrompere i calciatore. Cosentino, ha fatto sapere il suo legale, l’avvocato Carmelo Peluso, ha accettato di rispondere alle domande. Venerdì si era invece avvalso della facoltà di non rispondere il direttore sportivo del Catania, Daniele Delli Carri, sentito dal gip di Chieti su delega dei colleghi catanese. Il Palazzo di giustizia di Catania è presidiato dalle forze dell’ordine nel timore di contestazioni dei tifosi, che però finora non si sono manifestate. Un’altra pesante tegola sul Catania e non solo arriva dal tweet del presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi, in risposta a un tifoso che gli chiede di radiare le cinque squadre coinvolte «La giustizia sportiva prevede per responsabilità diretta la radiazione per le persone, la retrocessione per le società».