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Telefonia & Affini

WhatsApp arriva sul computer, ecco come scaricarlo

Whatsapp ha ufficializzato il lancio di due nuove applicazioni che permettono di utilizzare il servizio su Mac e PC. Manca, ad oggi, una versione per Linux. L’applicazione, come ipotizzato, è un contenitore per la versione Web di Whatsapp, che gli utenti di tutte le piattaforme possono continuare ad utilizzare liberamente dal browser. Anche la tecnologia utilizzata per l’autenticazione è la stessa di Whatsapp Web. Al primo avvio l’applicazione per Mac o PC mostra una schermata con un QR Code che deve essere fotografato con lo smartphone per collegare in maniera permanente i dispositivi. Su iPhone bisogna aprire le impostazioni, poi il menu “Whatsapp Web” e infine fare tap sulla voce “Scannerizza il codice QR”. Su Android la stessa funzione si trova sotto la voce “Whatsapp Web” nel menu principale raggiungibile dalla schermata della Chat. Per tutti gli altri smartphone il programma indica come attivare il QR code nella schermata di avvio. Il programma nativo per PC e Mac è dunque una semplice estensione dello smartphone, che resta il centro nevralgico del sistema di messaggistica e deve sempre essere connesso alla rete perché la versione desktop di Whatsapp possa funzionare. Gli utenti che speravano in un’applicazione nativa alla Telegram, che permette di accedere al servizio confermando il numero di cellulare direttamente dall’app per PC o Mac, rimarranno delusi. Non è ben chiaro se alla base di questa scelta ci siano ragioni tecniche (come ad esempio le modalità di salvataggio dei messaggi, che vengono eliminati dai server del servizio dopo la consegna) oppure strategiche, legate alla volontà di evitare una concorrenza frontale con Facebook Messenger. In ogni caso Whatsapp per PC e Mac offre almeno due vantaggi rispetto alla versione Web: la compatibilità con le notifiche desktop native e la possibilità di utilizzare le scorciatoie da tastiera del sistema. Whatsapp per computer si può scaricare gratuitamente dalla sezione Download del sito ufficiale. Per scaricare Telegram per il computer invece potete cliccare QUI

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Nessuna Censura

Piccoli hacker crescono, a 10 anni trova un bug su Instagram e Zuckerberg lo premia con 10.000$

Piccoli hacker crescono. E si arricchiscono, quando hanno la fortuna (e soprattutto l’abilità) di individuare un bug in uno dei social network più utilizzati del mondo. È quanto è successo al giovane Jani, un ragazzino finlandese di 10 anni che ha hackerato Instagram e, di conseguenza, è stato premiato da Facebook con 10 mila dollari. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Jani alla testata finlandese Iltalehti, il baco individuato gli ha consentito di cancellare numerosi commenti di utenti, compreso uno postato dagli stessi amministratori di Instagram. Dopo aver contattato Instagram per comunicare la presenza del bug, Jani ha infatti “messo a segno il colpo” anche sull’account che i tecnici gli avrebbero messo a disposizione per dimostrare l’esistenza del problema. Grazie al Bounty Program di Facebook, che invita gli utenti a segnalare i problemi di sicurezza individuati, e che comprende dal 2014 anche Instagram, Jani ha così ottenuto la cospicua somma, diventando il più giovane tra coloro che sono stati ricompensati da Zuckerberg. Dal 2011, data di lancio del Bounty Program, Facebook avrebbe pagato circa 4,3 milioni di dollari a più di 800 segnalatori. Come evidenziato da The Washington Post, l’azione di Jani è stata del tutto legale e rispettosa delle policy di Instagram (non avrebbe mai, altrimenti, ricevuto alcuna somma come premio): sebbene infatti il social network neghi l’iscrizione ai minori di 13 anni, la via d’intrusione individuata dal ragazzino non richiedeva neppure il login. Insomma, complimenti vivissimi a Jani da tutti noi che, a 10 anni, stavamo per lo più davanti alla tv o a qualche videogioco

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Telefonia & Affini

Tutte le novità in arrivo martedi 6 ottobre da Microsoft, dai nuovi smartphone Lumia al Surface, fino ad arrivare alla nuova versione del braccialetto smart Microsoft Band

Samsung Apple e Google hanno già presentato smartphone, tablet e computer per la stagione natalizia. Mancava solo Microsoft, e così martedì 6 ottobre il Ceo Satya Nadella lancerà una serie di prodotti e insieme un sogno: più che i nuovi Lumia o la versione riveduta e corretta del Surface, quello che è importante infatti è che a New York si chiuderà il cerchio di Windows 10. Il nuovo sistema operativo di Redmond, dopo i pc, arriverà sugli smartphone, realizzando finalmente la promessa di un software per tutte le piattaforma hardware.  Qui vale la pena di notare che per Microsoft la relazione tra hardware e software è assai più stretta che per Google. Se i nuovi Nexus appena presentati sono il paradigma di Android, e una sorta di modello cui ispirarsi per gli altri costruttori, i Lumia sono invece prodotti veri, che devono confrontarsi con i concorrenti e vendere in quantità tali da giustificare la presenza di Microsoft nel mercato degli smartphone. Da un punto di vista statistico è una battaglia portata avanti più per immagine e per puntiglio che per convenienza: nel secondo trimestre del 2015, Windows Phone è arrivato a stento al 2,6 per cento del mercato contro l’82,8 di Android e il 13,9 di Apple (Dati Idc). Ha guadagnato lo 0,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma perso quasi un punto se confrontata con il 2013. E soprattutto, dopo l’acquisizione di Nokia, ha puntato perlopiù su apparecchi di fascia media e bassa, che aiutano a i numeri ma riducono ulteriormente i margini di guadagno già ridotti su ogni esemplare venduto. Eppure i nuovi Lumia hanno un senso, a quanto anticipano i rumors, per almeno due motivi: da un lato fanno tesoro della lunga esperienza di Nokia in campo fotografico, e sulla carta potranno competere con i migliori della classe, da Sony a Samsung ad Apple. Dall’altro, grazie a un dock e alla funzione Continuum di Windows 10, sarà possibile collegarli a mouse, tastiera e monitor per usarli come un computer. Le app e l’interfaccia si adatteranno alla diversa modalità di uso, e dovrebbe esserci anche Windows Hello, la funzione che permette di sbloccare l’apparecchio con il riconoscimento facciale, senza password e impronta digitale: così di fatto, i nuovi Lumia, più che smartphone, sarebbero dei pc in forma di telefono. In più il Lumia 950 XL, il modello maggiore, dovrebbe avere anche un pennino opzionale, ponendosi quindi in diretta concorrenza con il Galaxy Note 5 di Samsung. Il Surface è invece un esempio di come a volte insistere paga: dopo una disastrosa prima versione, una seconda generazione con ampi miglioramenti, la terza – quella attuale – ha riscontrato un certo successo. Tanto che un po’ tutti i produttori hanno copiato l’idea dell’ibrido tablet-computer, non solo in ambito Windows (Lenovo), ma pure Apple con l’iPad Pro e Google con il recentissimo Pixel C. Il Surface Pro 4 non dovrebbe essere esteriormente troppo diverso dal modello attuale, ma potrebbe avere un display a maggior definizione e un pennino più preciso, oltre agli inevitabili aggiornamenti nel processore. Si parla anche di un secondo modello, con schermo più grande, forse 14 pollici, e più simile a un computer portatile, sia nella potenza che nella capienza dell’hard disk. Per entrambi è facile prevedere una fotocamera frontale compatibile con Windows Hello. A parte qualche accessorio, come le cover per smartphone ispirate a quelle di Samsung e Lg, con un’apertura per mostrare le funzioni essenziali anche quando l’apparecchio non è in uso, Microsoft potrebbe presentare delle nuove Type Cover per Surface, con novità al design della tastiera. È attesa anche la nuova versione del braccialetto smart Microsoft Band, che non si può finora definire un successo di vendite o di critica. Se non altro aveva il vantaggio di essere compatibile con tutti gli smartphone, una caratteristica che però oggi si ritrova su diversi modelli e anche su tutti gli smartwatch Android Wear. Sarà quindi ancora più difficile per Nadella sfondare nel settore della tecnologia da indossare, a meno di inventarsi una funzione davvero nuova. Non come l’ultimo aggiornamento del Band, che permetteva di tracciare l’attività fisica sul campo da golf.