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Orlando, rabbia e lacrime dopo la strage. Mamma sono in bagno sto per morire. L’sms che una vittima ha scritto alla madre (foto)

Il giorno dopo la strage all’interno del Pulse, la discoteca gay di Orlando nella quale Omar Mateen nella notte di ieri ha aperto il fuoco sulle persone che ballavano, facendo 50 morti e oltre 53  feriti, crescono la rabbia e il dolore per quella che è la peggiore sparatoria della storia americana. Mateen, nato a New York, ma di origini afgane, che in passato era finito per tre volte nel mirino dell’Fbi, ma era stato rilasciato, armato con un fucile d’assalto e una pistola, ha sparato all’impazzata. Poi ha trattenuto per ore decine di ostaggi. Alla fine, è stato ucciso dalle teste di cuoio che avevano circondato la zona. Prosegue senza sosta il lavoro degli investigatori per identificare le vittime del massacro. Per ora sono solo 15 su 50 i nomi diffusi dalle autorità e cresce l’attesa delle famiglie di quanti si trovavano al Pulse. Scarse anche le notizie sui feriti. Per le prossime ore non sono attese novità e i familiari sono stati invitati a presentarsi nuovamente alle 10 del mattino locali, le 16 italiane. C’è frustrazione evidente: “Siamo lasciati all’oscuro, è la cosa peggiore” affermano alcuni familiari. Tra le vittime c’è Eddie Justice, il giovane che ha inviato messaggi alla madre dal locale gay Pulse di Orlando mentre era tenuto in ostaggio. Eddie era nascosto nel bagno delle donne da dove inviava sms alla madre Mina chiedendo disperatamente aiuto. La sequenza dei messaggi fotografati sullo smartphone della donna hanno fatto il giro del web. Eric Ivan Ortiz-Rivera è un altro dei primi a essere identificato. Era sposato da un anno: con il marito viveva a Orlando. “Era appassionato di interior design, era molto artistico. In famiglia si rivolgevano tutti a lui per consigli di design” afferma il cugino, Orlando Gonzalez. “Gli piaceva ballare, la sua musica preferita era la house”. Polemiche su Fbi. Una bufera di polemiche rischia di abbattersi sull’Fbi in quanto, nonostante il killer fosse stato interrogato tre volte, due nel 2013 e una nel 2014, per sospetti legami al terrorismo, ha potuto comunque acquistare legalmente un fucile e una pistola la settimana scorsa. Secondo i media Usa, il fatto che Omar Mateen fosse nel radar dell’Fbi riaccenderà il dibattito riguardante le leggi sulle armi da fuoco nel Paese in riferimento alle persone sotto inchiesta per il terrorismo. Il capo della polizia di New York, Bill Bratton ha duramente criticato la Nra, la potente lobby delle armi che la scorsa settimana ha fatto una campagna per evitare che alle persone incluse nella lista no-fly del governo sia vietato l’acquisto delle armi. “L’dea che abbiamo una lista nera sui terroristi e una lista no-fly e che qualcuno su quelle liste possa comunque acquistare un’arma, è il più alto livello di follia”, ha detto Bratton alla Cnn. Il presidente Barack Obama, che ha ordinato bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici e le ambasciate Usa fino a giovedì sera, ha parlato di “un atto di terrore e di odio” e da ogni parte del mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà e di cordoglio. “Luis Vielma ha lavorato al parco giochi di Harry Potter alla Universal. Aveva 22 anni. Non posso smettere di piangere”, ha scritto su Twitter l’autrice britannica, J.K. Rowling, ‘madre’ di Harry Potter. “Suscita orrore e sgomento la spaventosa strage compiuta nella discoteca di orlando. Qualunque sia la motivazione che ne è all’origine, a farne le spese è la comunità gay, colpita perché l’odio omofobo – che qui si è manifestato nel modo più terribile – non sa tollerare la diversità. Esprimo il mio cordoglio e la mia solidarietà alle famiglie delle vittime e a tutto il popolo americano”, ha dichiarato la presidente della Camera, Laura Boldrini. Tante le iniziative per manifestare vicinanza all’Amerca. Stasera a Parigi la Tour Eiffel si accenderà con i colori americani, mentre a Milano Arcigay commemora le vittime con un presidio e una fiaccolata. L’appuntamento è per le 20 in largo Guido Donegani, metro Turati. rump rilancia: “Bando a nuovi arrivi musulmani”. Dopo aver espresso dolore per le vittime, il candidato dei repubblicani alla Casa Bianca, Donald Trump, non ha perso tempo per cercare di sfruttare il massacro di Orlando in chiave elettorale, rilanciando la sua proposta di bando all’ingresso di migranti musulmani negli Usa: “Facciamo entrare oltre 100.000 migranti dal Medio Oriente ogni anno destinati a restare”, ha dichiarato. “Dall’11 settembre, centinaia di migranti e i loro figli sono risultati implicati in fatti di terrorismo negli Usa”.

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Messina, agguato a fucilate al presidente antimafia del Parco dei Nebrodi. Salvo grazie all’auto blindata

La macchina blindata gli ha salvato la vita. Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi, già da tempo sottoposto a tutela per le serie minacce subite in seguito ai protocolli di legalità messi in atto per evitare la concessione di ampie zone di pascoli alla mafia, è sfuggito questa notte ad un agguato in piena regola avvenuto sui Nebrodi tra Cesarò e San Fratello. Erano da poco passate le due quando la macchina di Antoci, di ritorno a Santo Stefano di Camastra da una manifestazione a Cesarò, è stata bloccata lungo i tornanti di montagna da  alcune grosse pietre poste deliberatamente sulla carreggiata per fermare il corteo. Quando la macchina si è fermata il commando ha aperto il fuoco sulla vettura a bordo della quale viaggiava il presidente del Parco dei Nebrodi. Il commando ha fatto fuoco prima sui copertoni dell’auto blindata, poi sull’abitacolo. Per fortuna la blindatura della carrozzeria ha fermato i pallettoni. Contro i sicari hanno sparato i poliziotti di una volante del commissariato di Sant’Agata di Militello, con a bordo il dirigente Daniele Manganaro, che scortava l’auto con a bordo Antoci. Nel conflitto a fuoco nessuno è rimasto ferito. Il commando è riuscito a fuggire mentre la scorta portava al sicuro Antoci, che è rimasto illeso. Accanto all’auto sono state trovate tre molotov inesplose.

“E’ stato un agguato – dice Antoci – sono stato bloccato mentre tornavo da una manifestazione a Cesarò. A un tratto abbiamo trovato dei grossi sassi sulla strada. Neanche il tempo di capire cosa è successo che siamo stati crivellati dalle pallottole. Un uomo della scorta si è buttato su di me, e a salvarci la vita è stato il vice questore Manganaro che per caso era dietro di noi su una volante. Sparando ha messo in fuga gli assalitori. Sono certo di chi siano i mandanti, sono i mafiosi dei Nebrodi ma anche la ‘ndrangheta, perché il protocollo che abbiamo messo in atto qui in Sicilia sarà applicato anche in Calabria. Il Consiglio regionale si è già determinato sulla sua approvazione. So chi mi vuole morto”. “E’ stata una notte drammatica, ma sto bene. Il mio grazie va alla polizia per avermi salvato la vita. Il mio impegno non si ferma e vado avanti” ha aggiunto il presidente del Parco dei Nebrodi. Antoci ha trascorso la notte a casa, insieme con il sindaco di Santo Stefano di Camastra, Francesco Re. Stamattina è stato raggiunto dal governatore Rosario Crocetta: “L’episodio si lega alla battaglia che con Antoci stiamo facendo contro la mafia dei pascoli – dice Crocetta – e all’azione di moralizzazione che stiamo portando avanti, che ha già portato a diversi arresti sul territorio”. “Occorre rafforzare le misure di sicurezza a favore di Antoci – aggiunge Crocetta – e intensificare l’azione di lotta contro la mafia dei Nebrodi, che pensa ancora di essere potente e immune. Dobbiamo liberare la provincia di Messina dalla mafia dei colletti bianchi e da quella che nei territori esercita un potere violento verso i cittadini. Questa mattina insieme al sindaco di Santo Stefano di Camastra sono gia’ stato a trovare Antoci presso la sua abitazione, nel pomeriggio terremo una conferenza stampa di solidarieta’, per parlare delle battaglie che su quel territorio stiamo combattendo insieme e – conclude il presidente – per rimarcare il forte rischio di eliminazione che corre Antoci”. Il prefetto di Messina ha convocato per oggi il Comitato per l’ordine e la sicurezza, e del caso si sta occupando anche la Direzione nazionale antimafia. Di recente il caso dei terreni concessi alla mafia è approdato anche in Parlamento, che ha sollecitato l’intervento del governo nazionale e regionale.

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Attentato di camorra sventato in Puglia, sequestrati 550 grammi di tritolo. Un pentito della Sacra Corona Unita rivela il piano: “Doveva uccidere il procuratore di Napoli”

L’obiettivo era quello di uccidere il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo. A questo sarebbe servito il tritolo sequestrato il 29 aprile in provincia di Bari. La notizia è stata rivelata agli inquirenti della Dda di Bari da un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita ma originario del napoletano il quale, in cella, alla fine del 2015, sarebbe entrato in contatto con uomini della camorra che parlavano di un agguato al magistrato. Sulla vicenda indaga il pm Antimafia barese Roberto Rossi, che ha coordinato anche le indagini che hanno portato al sequestro dei 550 grammi di esplosivo letale, nascosto sotto un albero, di fronte al cancello della tenuta di un boss di Gioia del Colle (Bari), il trafficante di armi Amilcare Monti Condesnitt, il quale per questa vicenda è ora in carcere con altre 4 persone. E proprio aGioia del Colle, stando alle dichiarazioni del pentito, sarebbe dovuto avvenire l’attentato. Il clan che lo stava progettando aveva infatti studiato gli spostamenti di Colangelo fra Puglia eCampania e avrebbero colpito a Gioia, dove il capo della Procura di Napoli abita. Avevano mantenuto il riserbo sull’utilizzo del tritolo sequestrato lo scorso 29 aprile gli investigatori della Squadra mobile di Bari che sabato scorso, 7 maggio, avevano diffuso ai giornalisti alcuni particolari sull’operazione. Oltre a Monti Condesnitt erano stati sottoposti a fermo il suo braccio destro, Francesco Paolo Ciccarone, di 40 anni di Santeramo in Colle (Bari), Antonio Saponaro, di 35 di Bari, Giuseppe Piscopo, di 24 di Bitonto (Bari) e il Paolo Paterno, di 33 di Bari. I cinque – fu riferito – erano accusati di detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo. Le indagini, coordinate dalla Dda, furono avviate dopo il tentato omicidio di Giuseppe Drago, compiuto il 14 febbraio scorso nel quartiere San Pio di Bari. Gli inquirenti hanno ricostruito il contesto nel quale sarebbe maturato l’agguato: contrasti tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite, in particolare fra pregiudicati vicini al clan Strisciuglio, di cui anche la vittima fa parte, e il gruppo contrapposto, vicino ai fermati di oggi. Grazie alle intercettazioni ambientali disposte nell’ambito delle indagini sul tentato omicidio, gli agenti hanno scoperto l’acquisto e il trasporto dei 550 grammi di tritolo insieme con una pistola semiautomatica Tokarev calibro 7,65 con caricatore e munizionamento.